Bacio

L’altra sera ho salutato un’amica, come spesso avviene, con un bacio sulla guancia. Al sud si usa spesso salutare così gli amici, addirittura ricordo che lo si faceva anche in classe a scuola.
In generale noi meridionali tendiamo molto a dare un bacio come saluto anche a chi non conosciamo molto bene.
La parola bacio deriva dal neutro latino “basium”. Per i romani era un gesto di cortesia e saluto. Nella letteratura potremmo dire che è con il poeta veronese Catullo che questa parola diventa popolare.
“Da mi basia mille, deinde centum, / dein mille altera, dein secunda centum, / deinde usque altera mille, deinde centum. / Dein, cum milia multa fecerimus, / conturbabimus illa ne sciamus, / aut nequis malus invidere possit, / cum tantum sciat esse basiorum.” Catullo dice rivolgendosi alla sua amata Lesbia: “dammi mille baci, e quindi cento, poi dammene altri mille, e quindi cento, quindi mille continui, e quindi cento. E quando poi saranno mille e mille nasconderemo il loro vero numero, che non getti il malocchio l’invidioso per un numero di baci così alto”.
Questi versi di Catullo sono pieni di passione per la sua donna. Ma a volte anche quelle che sembrano le più belle storie di passione finiscono. Il poeta cileno Pablo Neruda nella sua poesia “Posso scrivera i versi” , in una notte piena di stelle, sotto un cielo immenso, ricorda con nostalgia le notti in cui la donna amata gli era accanto, la stessa donna che l’ha tradito e adesso si trova con un altro uomo. Il poeta soffre per quei dolci ricordi e dice: “l’amai, e a volte ancxhe lei mi amò./Nelle notti come questa la tenni fra le braccia./la baciai tante volte sotto il cielo infinito.”
E con un bacio si apre anche nella Bibbia il Cantico dei Cantici, il bellissimo poema attribuito al re Salomone, che celebra l’amore di Dio per il suo popolo.
Un altro bacio famoso è anche quello di cui ci parla il Foscolo nelle “Ultime Lettere di Jacopo Ortis”. Dopo aver baciato per la prima volta l’amata Teresa, Jacopo si abbandona alla felicità di quell’istante irripetibile e scrive all’amico Lorenzo, e dice: “Dopo quel bacio io son fatto divino. Le mie idee son più alte e ridenti, il mio aspetto più gaio, il mio cuore più compassionevole.”
Ma concludiamo proprio con una poesia Baudelaire:
Il Balcone:
Madre delle memorie, amante delle amanti,
fonte d’ogni mia gioia e d’ogni mio dovere,
ricorderai le tenere nostre ebbrezze, davanti
al fuoco, e l’incantesimo di quelle lunghe sere,
madre delle memorie, amante delle amanti!

Le sere accanto al palpito luminoso dei ceppi,
le sere sul balcone, velate d’ombre rosee…
Buono il tuo cuore, e dolce m’era il tuo seno: oh, seppi
dirti, e sapesti dirmi, inobliabili cose,
le sere accanto al palpito luminoso dei ceppi.

Come son belli i soli nelle calde serate,
quanta luce nel cielo, che ali dentro il cuore!
Chino su te sentivo, o amata fra le amate,
alitar del tuo sangue il recondito odore…
Come son belli i soli nelle calde serate!

Un muro era la notte, invisibile e pieno.
Io pur sapevo al buio le tue pupille scernere,
e bevevo il tuo fiato, dolcissimo veleno,
e i piedi t’assopivo, entro mani fraterne.
Un muro era la notte, invisibile e pieno.

Io so come evocare i minuti felici,
e rivivo il passato, rannicchiato ai tuoi piedi:
è infatti nel tuo mite cuore e nei sensi amici
tutta chiusa la languida bellezza che possiedi.
Io so come evocare i minuti felici…

O promesse, o profumi, o baci senza fine,
riemergerete mai dai vostri avari abissi,
come dal mare, giovani e stillanti, al confine
celeste i soli tornano dopo la lunga eclissi?
– O promesse, o profumi, o baci senza fine!