CAPODANNO 2012

Capodanno: si ricomincia da capo. E’ sempre bello immaginare di poter ricominciare da capo. E’ come se il 365mo giorno dell’anno facessimo un po’ i conti con noi stessi, un rendiconto dei nostri successi/insuccessi, difetti/pregi, per poi rimetterci in gareggiata e proseguire il percorso della vita con nuovi propositi per il futuro, che avranno come data di decorrenza il 1° giorno dell’anno successivo.

Capodanno = Ricominciare da capo. Mi sono sempre interrogata su questo giorno, sul suo significato e su quanto sia fattibile o meno ricominciare da capo.

Sono cresciuta nel quartiere Kalsa, nel pieno centro storico di Palermo, mosaico di miserie umane e ricchezze artistiche.

L’incantevole monumento dell’Unesco di Santa Maria dello Spasimo è circondato da case diroccate, una sorta di baraccopoli regalataci dal dopoguerra, dove l’acqua calda non ti arriva in casa, ma in compenso ti piove dalle crepe del soffitto. Una baraccopoli mantenuta in vita da generazioni di inquilini, che si accontentano di quello che hanno e che non hanno.

Quel contesto di degrado è una vera manna dal cielo per la mafia, un tesoro da mantenere immobile così com’è per più tempo possibile: inquilini che non lottano per avere qualcosa di meglio, famiglie con una media di 4 figli a testa da far crescere per strada, con tanto di carriera pronta per diventare ladruncolo o spacciatore di quartiere. E poi, soprattutto, ricordiamoci che una famiglia composta da 6 persone rappresenta ben 6 voti preziosi per le elezioni politiche.

Ecco mi chiedo: quando ti piove in casa dal tetto, quando vivi in un tale contesto di degrado, quando non hai gli strumenti linguistici con cui farti ascoltare e magari hai una famiglia da mantenere, come fai a ricominciare da capo?

Qui scatta la solidarietà. L’aiuto. L’aiuto verso chi ha di meno, verso chi dalla vita ha avuto troppo poco. Un aiuto che può consistere anche in un semplice sorriso, in un gesto di rispetto della dignità altrui. E quando non si può operare direttamente, un gesto di aiuto può essere anche un sostegno economico a chi ha contatto diretto con queste realtà, alle strutture che lavorano per realizzare progetti di riqualificazione dei posti più degradati.

Qualche anno fa siamo stati in Guatelama. Attraverso il web siamo entrati in contatto con L’associazione Amici del Guatemala, che raccoglie fondi per aiutare la popolazione del territorio di DOLORES, del Petén, la più povera regione del Guatemala. Siamo stati a Dolores e mi ha aperto il cuore vedere la semplicità con cui i padri missionari domenicani aiutano la popolazione del posto, fanno studiare i ragazzi, aiutano i contadini spesso vittime del potere.

Ho letto questo articolo rintracciabile a questo link. Nessuno ne parla, ma in Guatemala politica e malavita sono la medesima cosa. Sono felice che al mondo esistano ancora persone che provano a far fare capodanno tutti i giorni, a far ricominciare da capo le persone i deboli.

Ecco l’articolo:

DESALOJOS

“Sono stato in Messico, insieme a Chon e a Esther, a visitare il gruppo dei contadini espulsi dal villaggio Nueva Esperanza, situata nella Sierra Lacandòn. Il governo guatemalteco ha giustificato lo sfratto dicendo che i contadini appoggiano i narcotrafficanti. Si ripete la storia della durissima repressione durante la guerra civile. Allora i militari distruggevano i villaggi e massacravano la gente (bambini, donne, anziani) accusandoli di essere guerriglieri. Oggi cacciano i gruppi di contadini, distruggono le case e i raccolti, accusandoli di essere narcotrafficanti.

Il gruppo di circa 90 famiglie vive da un mese e mezzo in condizioni inumane. Si trova accampato nella linea di confine tra Guatemala e Messico. Vive in tende di naylon, esposto al freddo e alle intemperie.

Il villaggio da dove sono stati espulsi si trova ad appena dieci minuti di cammino. Ma per arrivare nella nuova destinazione sono dovuti scappare per la foresta e dopo 4 giorni di esodo biblico (pioggia, freddo, fame, pericoli di serpenti) sono arrivati alla linea di confine, dove le autorità guatemalteche non possono perseguirli.
L’esercito ha bruciato le case e “confiscato” gli animali (galline, tacchini e maiali) per le necessità alimentari della truppa. Sono state risparmiate tre case, che servono da alloggio per l’esercito e le autorità forestali.

Gli sfrattati non possono avvicinarsi alle loro “milpe” per raccogliere il granoturco. I militari hanno l’ordine di sparare a vista. Ho parlato con un contadino che sistemava due sacchi di pannocchie nella sua casa-naylon. Mi ha detto che di notte era stato nel suo terreno, una volta che i militari si erano ritirati nella casa-alloggio per riposare, e aveva potuto raccogliere il prezioso prodotto. Con molta paura e con il rischio di perdere la vita. Gli ho fatto notare l’assurdo della situazione. “Tu sei un ladro, perché hai rubato nella tua milpa!”.
Dal primo momento i contadini hanno ricevuto aiuto dalle due parrocchie messicane di Tenosique, da organizzazioni umanitarie e dal Vicariato Apostolico. E’ presente la croce Rossa Internazionale. E’ presente Amnesty Internacional. L’ONU segue con preoccupazione gli sviluppi della situazione. A detta dei suoi rappresentanti questo è uno dei 20 casi che si danno a livello mondiale. Con l’appoggio di queste istituzioni si é aperto un tavolo di trattative e si spera favorevole risoluzione.

Abbiamo incontrato Fray Tomas, francescano di Tenosique. Con la “Oficina de Derechos Humanos” della parrocchia appoggia il gruppo dei contadini. Lui é stato il contatto per la nostra visita. Ci ha parlato dell’aiuto umano, logistico e giuridico che stà coordinando. Ha ricevuto minacce e intimidazioni da parte della polizia messicana. Manteniamo i contatti con lui per ulteriori informazioni che servono al Vicariato Apostolico per l’accompagnamento del gruppo.
La gente contenta ha ringraziato per la visita, l’interessamento e gli aiuti di alimentazione e vestiti. Io ho potuto gustare un delizioso “tamal” di tacchino. La famiglia che ce l’ha offerto era riuscita, nella fretta della fuga, a portarselo dietro. E’ stato la vittima sacrificale della festa di Erika, la bambina nata da un mese nell’accampamento. Abbiamo condiviso la gioia della famiglia povera e maltrattata. Abbiamo celebrato con i genitori di Erika e con tutti i contadini dell’accampamento la festa della vita. Nonostante l’egoismo e il cinismo della società e dei gruppi di potere c’é amore alla vita, alla solidarietà.

Questa bella notizia motiva la lotta, il sacrificio e la speranza degli amici contadini espulsi dalla loro terra.

Saludos. Padre Octavio”.