Conchiglia

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Conchiglia

Avete mai provato a raccogliere una conchiglia di mare, metterla vicino all’orecchio e poi ascoltare l’eco delle onde marine? E’ una cosa che mi affascinava da piccola, mi sembrava una magia.

Intorno al 1.100 molti fedeli cristiani iniziarono a fare dei pellegrinaggi, diretti alla TerraSanta o a Santiago de Compostela. Erano pellegrinaggi faticosi, che potevano durare anche tanto. Alla fine del viaggio il pellegrino ritornava a casa con un oggetto del luogo che era andato a visitare…e tra questi oggetti andavano molto in voga le conchiglie di Santiago de Compostela.

Col tempo in questo luogo i commercianti cominciarono a raccogliere le conchiglie, facendone diversi souvenir, tra cui distintivi a forma di conchiglie.

Belle colorate, che recano in sè un senso di magia, tanto da essere collezionate.

E delle conchiglie si è parlato anche in poesia. Ad esempio Margherita Guidacci ha scritto una poesia intitolata proprio “La conchiglia”, che ha per protagonista una conchiglia che parla al viandante che la tiene appoggiata all’orecchio.
Sembra che la conchiglia emani il suono, il lamento del mare perduto, il rimpianto per l’antica patria.
La conchiglia è cosciente ed orgogliosa della bellezza della sua forma, fu infatti rivestimento bellissimo di un modesto mollusco, vanta di essere stata compagna di pesci ed alghe in fondo al mare…solo la forza della tempesta l’ha strappata dal mare.
Ma il viandante che è di un altro mondo, non può capire queste cose e perciò ascolta meravigliato il rumore della conchiglia.

La Conchiglia
“Non a te appartengo, sebbene nel cavo
Della tua mano ora riposi, viandante,
Né alla sabbia da cui mi raccogliesti
E dove giacqui lungamente, prima
Che al tuo sguardo si offrisse la mia forma mirabile.
Io compagna d’agili pesci e d’alghe
Ebbi vita dal grembo delle libere onde.
E non odio né oblio ma l’amara tempesta me ne divise.
Perciò si duole in me l’antica patria e rimormora
Assiduamente e ne sospira la mia anima marina,
Mentre tu reggi il mio segreto sulla tua palma
E stupito vi pieghi il tuo orecchio straniero.”

E ci furono tempi in cui le conchiglie valevano molto, addirittura erano usate come monete. Sì la cypraea annulus, conchiglie grigie azzurre e la cypraea moneta, color bianco latte. Queste conchiglie venivano da lontano, dalle Maldive, erano importate dai veneziani, forse sin dall’epoca di Marco Polo, che le vendevano agli arabi, che attraversavano il Sahara e le scambiavano con l’oro del Dohomey, il regno che si estendeva trea il fiume Niger e la costa atlantica, dove appunto si usavano le conchiglie.

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