Erba

[fblike]padre.jpgChi di noi non ha mai disegnato un prato d’erba verde su un foglio di carta? E’ una delle prime immagini che si riproducono, quando s’impara a disegnare.
Di erba nelle città, purtroppo, se ne incontra sempre meno e quando la vediamo sembra uno spiraglio d’ossigeno destinato a rinvigorire la nostra anima inquinata dallo stress quotidiano.

E ci sono tanti tipi di erba, che ci fanno pensare a cose diverse. Un morbido prato d’erba = ossigeno e quiete; le utilissime erbe officinali = curata per la salute e la bellezza della persona; erba proibita = foglie di marijuana, che in Italia sono vietate; erbe aromatiche = profumate foglie di salvia o rosmarino; mala erba = erbaccia infestante che, non riveste alcuna funzione utile per l’uomo e danneggia le coltivazioni.

Ma adesso tuffiamoci nella poesia, e iniziamo con “Foglie d’erba”, la grande raccolta poetica di Walt Whitman, nella quale l’autore raggiunge un profondo misticismo sia quando canta l’amore, sia quando descrive figure d’operai e cocchieri nelle notti d’inverno.
Tutta la poesia di Whitman affonda le sue radici in quel pianeta americano, da cui ogni singola foglia d’erba trae energia vitale.

Passando alla poesia italiana, invece, parliamo di D’Annunzio, che nella sua poesia “Lungo l’Affrico”, oltre che a parlare di questo vento, parla anche dell’erba. L’affrico scorre silenzioso tra soffici erbe e riflette la luce della luna, dando vita come a un dialogo, ad una comunione tra i vari elementi della natura: ogni filo d’erba si illumina ed è come se sorridesse alla luna, la sua dispensatrice di luce.

Ma adesso voglio parlarvi di una immagine poetica che mi piace moltissimo, che ci regala Umberto Saba con la sua poesia dal titolo “Erba, frutta, colori della bella stagione”, dove viene descritto un ragazzino che entra in una piccola bottega, piena di frutta e ortaggi colorati, e che all’improvviso fugge via: non appena il ragazzino si allontana, la bottega si oscura. Con questa immagine Saba metaforicamente ci parla del tema della giovinezza.

Leggiamo le parole di Saba:
“Erbe, frutta, colori della bella
stagione. Poche ceste ove alla sete
si rivelano dolci polpe crude.
Entra un fanciullo colle gambe nude,
imperioso, fugge via.
S’oscura
l’umile botteguccia, invecchia come
una madre.
Di fuori egli nel sole
si allontana, con l’ombra sua, leggero”.

Un altro poeta del novecento, Clemente Rebora, invece, in alcune poesie fa comparire l’immagine della falce nell’erba. In particolare in questa poesia dedicata all’amico Carlo:
“Con la falce nell’erba
Frusciava il mio baleno:
Il papavero ardendo sullo stelo
E ciascun boccio sereno
In abbandono ancor vivo
A tagliarlo pativo,
E accanito godevo
Con la falce nell’erba.
Erba recisa che sempre rinasce,
Se dove ruminando è mucca e latte
Per vivace concime
Ritorna alla radice..”

Concludiamo con la Bibbia, dove si parla spesso di erba. Nel Salmo 23, scritto dal Profeta Davide, c’è questa bella frase che risuona spesso nelle liturgie e che parla della quiete di chi si affida a Dio: “Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla; su pascoli erbosi mi fa riposare, ad acque tranquille mi conduce. Mi rinfranca, mi guida per il giusto cammino, per amore del suo nome.

Se dovessi camminare in una valle oscura, non temerei alcun male, perché tu sei con me. Il tuo bastone e il tuo vincastro mi danno sicurezza.

Davanti a me tu prepari una mensa sotto gli occhi dei miei nemici; cospargi di olio il mio capo. Il mio calice trabocca.

Felicità e grazia mi saranno compagne tutti i giorni della mia vita, e abiterò nella casa del Signore per lunghissimi anni.”

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