Mamma

[fblike]mammaIl 12 maggio è la festa della mamma. Una parola importante nella vita di ciascuno di noi. E’ così importante che un po’ in ogni parte del mondo, in date diverse, si festeggia la festa della mamma.

Dal punto di vista etimologico “mamma” è una parola onomatopeica, che deriva dalla riproduzione del suono/sillaba che emette il bambino quando inizia a parlare. Questo suono è simile in molte lingue, come l’inglese e il francese.

Il nostro volto ha le tracce delle madri che ci hanno precedute (incluse nonne, bisnonne etc..). Mi chiedo quante storie vissute ci sono dietro il mio volto, quante donne/mamme con vite più o meno felici.

La madre è la nostra radice di vita. Un pò di lei è presente in noi e sarà presente anche nei nostri figli. Questa è una storia dura delle origini della vita umana. Una mamma che genera un’altra potenziale mamma…

E’ una storia che sembra naturalissima, eppure ha dell’incredibile.

L’altro giorno leggevo un passo di una poesia intitolata “Teresino” di Vivian Lamarque, una poetessa contemporanea, che vive a Milano. Scrive:
“A nove mesi la frattura
la sostituzione il cambio di madre.
Oggi ogni volto ogni affetto
le sembrano copie.
Cerca l’originale
in ogni cassetto affannosamente.”

La biografia di Vivian Lamarque mi ha colpita. Nasce a Trento. A nove mesi dalla nascita viene adottata e portata a Milano. Poco dopo perde anche il padre adottivo. A dieci anni scopre di avere due madri.

La presenza di 2 madri è un motivo ricorrente nella sua poesia, che non può non colpire. Scrive ancora Lamarque:
“Mangiavo dormivo
facevo la brava-bambina
per conquistarti “mammina”.
Corteggiamento vano
a nove mesi mi hai presa per mano
mi hai lasciata a Milano.”

In psicologia si parla tanto del distacco dalla madre. Ne parla in poesia un altro poeta del novecento, veneto come Andrea Zanzotto. E’ Fernando Bandini, che scrive una poesia intitolata “Mia Madre cuciva tomaie”:

“Mia Madre cuciva tomaie
e poi le ribatteva col martello
e canticchiava:
Dove xe andato l’oseleto bello?
che ciciolava dietro le passaie?

Fino alle tre vegliava
ed era estate e farfalle notturne
assalivano il lume sibilando.
Io nel mio letto
voltavo pagina e intanto
ascoltavo lo scatto della Singer.
E quando la notte si stinge
ai vetri delle finestre
mia madre smetteva di battere
e la se alzava con la schena a tochi,
vegliare fino alle tre per quei pochi
soldi e la mia Commedia commentata
da Sapegno.

Fosse fiorito il nostro secco legno
e povertà ci avesse consentito
di conversare!
No bisogna lassarse scoraiare,
doman xe festa, ‘ndemo a magasini.

E andavamo la festa ai magazzini,
deserti casolari di campagna
annunciati da frasche sulle tegole,
e luccicava dentro i rossi vini
lo smeraldo dei pra’!,
io lieve e distaccato
perche’ avevo studiato,
e le sorelle giovani a saltare
i covoni di fieno e le crosare.
Sedici anni, pungente carità!

Era caduta ormai la carnale alleanza
alla quale mia madre mi avvinceva
nella sua gravidanza.
Era finita la sua protezione
sul gracile bambino
e il suo tenero infliggermi
l’oveto, la puntura, il mandarino.
E non aveva
in scarsela che poche palanche
e membra stanche a forza
di battere tomaie.

La me cusiva i gomi delle maie
che nel mio sangue c’era un nuovo ardire
e faceva la lissia,
e non sapeva
che tagliato il cordone di letizia
che ci legava ai giorni dell’infanzia,
conquistare la propria anima d’uomo
significa ferire.”

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