Maschera

“Una volpe aveva per caso visto una maschera da tragedia, le gira intorno, la osserva e poi esclama: “Oh che magnifico aspetto! Ma non ha cervello!” Questo è detta a color ai quali la sorte ha attribuito onore e gloria, ma ha privato di buon senso. L’apparenza non ha alcun valore, quello che conta è la sostanza”.

E’ il testo della favola di Fedro intitolata “Vulpes ad personam tragicam”, “la volpe e la maschera tragica”. Ma parliamo delle maschere teatrali degli attori dell’Antica Roma, che erano davvero originali e molto diverse dalle nostre. Innanzitutto erano di solito costruite di creta, coprivano tutta la testa, e la bocca era foggiata in maniera da amplificare il suono della voce, così’ da ottenere quasi l’effetto dei nostri microfoni. Quest’ultimo dettaglio era necessario perché i teatri romani erano all’aperto e molto grandi, quindi gli spettatori avevano difficoltà nel veder le espressioni degli attori e nell’ascoltare con chiarezza quello che dicevano.

Rimanendo sempre in tema di teatro Pirandello ha chiamato una serie di opere “maschere nude”, che segnano un pò il culmine dell’intera sua produzione. Molto interessanti sono i romanzi nei quali il protagonista va alla ricerca del vero volto dell’io, nascosto, imbrigliato nella rete delle maschere imposte dalla società. Tutti questi romanzi si basano sulla dialettica “Vita”/”Forma”, sul contrasto “Maschera”/”Volto”.

E da Pirandello adesso saltiamo ai fumetti giapponesi. In particolare parliamo di Glass no Kamen, ossia La maschera di vetro”, l’opera più famosa di Suzue Miuchi, che ha dato vista al cartone animato “Il grande sogno di Maya”, la storia di una ragazzina che vuole diventare attrice teatrale. Per diventare una grande attrice Maya deve stare attenta quando è sul palcoscenico a non rompere la maschera che hanno gli attori indossano recitano. La maschera è fragile, appunto, come il vetro.

Concludo, infine, con una frase di Margherita Yourcenar :” La maschera se le si dà il tempo, finisce col diventare la faccia stessa”.

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