Nome

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Quante volte ci è capitato di incontrare una persona, che abbiamo visto qualche volta, ma di non ricordare il suo nome? Oggi parliamo proprio della parola “nome”: tutti l’abbiamo. Dal più povero al più ricco. Tutti abbiamo un nome…il primo dono che la vita ci fa quando veniamo al mondo.

La scienza che studia il significato dei nomi è l’onomastica. E studiando l’onomastica si scoprono cose molto interessanti, come il significato del nome Filippo, che vuol dire amico dei cavalli; Nunzio, annunciatore; Giorgio: contadino.

Nella Roma antica c’era un modo un pò particolare per chiamare le persone. Ogni bambino che nasceva aveva 3 nomi: un pronomen, che indicava il nome personale; il nomen, che indicava la gens e corrispondeva al nostro cognome; il cognomen, che distingueva i diversi rami di una medesima gens. Quindi ad esempio : Marco Tullio Cicerone, aveva Marco per prenomen, Tullio nomen, Cicerone Cognomen.

La religione ebraica da al nome un’importanza fondamentale. Pensiamo che addirittura per dire Dio gli ebrei usano la parola “HaShem”, che nel senso letterale vuol dire “il Nome”, proprio per sottolineare che Dio è indefinibile, sconosciuto.
Anche nel Vangelo il nome è molto importante: pensiamo alla parabola del Buon Pastore, dove Gesu’ dice che Egli chiama tutte le sue pecore per nome.

Ma dalla religione adesso tuffiamoci nella filosofia greca con Platone, che affronta il tema della relazione tra nomi e cose. Platone definisce “il nome” (inteso come segno grafico e come suono) “inadeguato”, riduttivo. Ad esempio la parola cane, non può definire al 100% e in maniera esaustiva tutte le razze che ci sono sulla terra, quindi non rappresenta fedelmente la realtà vera.
Nell’età moderna il tema del legame nomi-cose, viene ripreso da De Saussure, che distingue il “significato” e il “significante” : il significato è ciò che il segno esprime; il significante è il mezzo utilizzato per esprimere il significato. Ad esempio: “Albero” è il significante usato per esprimere l’immagine mentale di un albero, ossia il suo significato. “Fratello” è il significante utilizzato per esprimere l’immagine mentale di un fratello.

Ma voglio concludere con Eugenio Montale e la sua poesia “Hai dato il mio nome ad un albero? Non è poco”, dove la sua amata chiamando l’albero con il nome del poeta, è come se in qualche modo lo avesse legato per sempre ad un elemento del mondo.

Hai dato il mio nome ad un albero? Non è poco
pure non mi rassegno a restar ombra, o tronco
di un abbandono nel suburbio. Io il tuo
l’ho dato a un fiume, a un lungo incendio, al crudo
gioco della mia sorte, alla fiducia
sovrumana con cui parlasti al rospo
uscito dalla fogna, senza orrore o pietà
o tripudio, al respiro di quel forte
e morbido tuo labbro che riesce,
nominando, a creare; rospo fiore erba scoglio –
quercia pronta a spiegarsi su di noi
quando la pioggia spollina i carnosi
petali del trifoglio e il fuoco cresce.

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