Saggezza

Fiori di campoLa parola “saggezza” non mi ha mai affascinata molto. Istintivamente è come se la collegassi ad “arretratezza”, “immobilità”.

Gli antichi greci parlavano di “Sophrosyne” per indicare appunto “saggezza”/”temperanza”. “Sophrosyne” ha la sua radice nel verbo “sozo” (che vuol dire “salvare) e nel sostantivo “fren” (che vuol dire anima). Quindi la “sophrosyne” è per i greci la “salvezza dell’anima”.

Il filosofo Talete scrive che “la cosa più saggia è il tempo, perchè tutto ricorda e svela”.

Invece il tragediografo Euripide dice che “per il saggio il silenzio vale una risposta” e che “è la mancanza di saggezza che porta l’uomo a situazioni disagiate”.

E sempre rimanendo in ambito greco Eschilo dice che la saggezza si conquista attraverso la sofferenza (“pàthei màthos” ossia “impara soffrendo”).

Ma adesso lasciamo il mondo greco. In questi giorni ho iniziato a leggere le poesie di Ladislav Novomeský, un giornalista/uomo politico slovacco della prima metà del 900 ed importante rappresentante della rivista comunista d’avanguardia Dav (“La Massa”).
Per capire davvero i suoi testi è utile leggere la sua biografia. E’ infatti dall’insieme del suo essere che nasce la lucida ed implacabile tensione morale che lo contraddistingue e che è di per sè poesia, arte ed appassionato dibattito politico.

Di seguito riporto una delle sue ultime poesie scritta nel 1964, che appunto è intitolata “Saggezza”:

“C’è saggezza così:

inchinarsi al Concilio,
confessare ai prelati rimorsi e errori ed eresie,

meglio in ginocchio che salire il rogo,
meglio dentro di sè celare il vero
in uno scrigno,
e poi dire di nuovo, eppure si muove.

E allora, compagno Galilei,
c’è saggezza così?!

Ma più saggio del saggio fu il bambino
quel bambino irragionevolmente ardito
quel bambino che grida forte, ahimè,
che il re è nudo, che vestito non è”.

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