Si e’ spento oggi un grande poeta del Novecento: Andrea Zanzotto

[fblike]Sabato scorso avevamo deciso con Pilade di andare a trovare Andrea Zanzotto, nella sua città natale e dove abitava tuttora. Ho stampato come promemoria la gmaps, indicando come partenza Valdagno e destinazione Pieve di Soligo. E’ da giorni che penso ad Andrea Zanzotto, il poeta che mi è stato più vicino negli anni dell’università.

Ho conosciuto la poesia di Andrea Zanzotto al liceo e poi ho conosciuto la persona Andrea Zanzotto negli anni ’90, mentre lavoravo in radio, quando ancora non c’era internet. Ho trovato il suo numero di telefono attraverso il servizio Elenco telefonico 1254 di Telecomitalia.

Scovato il suo numero di casa, iniziai a chiamarlo per un’intervista da inserire in un ciclo di trasmissioni di poesia, chiamato “Bisbidis – Bisbigli di poesia” (dai versi del poeta Edoardo Sanguineti).

Le domande erano quelle di una studentessa-giornalista in erba, quale ero: che ne pensa della sua poesia? Ci può raccontare la sua vita? La poesia che le piace di più? Che ne pensa degli altri autori contemporanei?

Mi sono molto affezionata all’uomo Andrea Zanzotto, lo contattavo spesso telefonicamente e ogni volta era sempre disponibile a parlare con una studentessa di una radio locale di Palermo. Anche Luzi e Sanguineti, mi piacevano molto come poeti e come persone, ma Andrea Zanzotto era diverso, gli volevo proprio bene. A scoprire Zanzotto è stato un altro uomo/poeta eccezionale, Giuseppe Ungaretti.

Mi mancherà Andrea Zanzotto, la sua umiltà, la sua semplicità, la sua ironia, il suo simpatico accento veneto.

Quando gli chiedevo di venire a Palermo, lui mi diceva che sarebbe stato bello, ma che non aveva preso mai un aereo, quindi questo rappresentava un problema.

Mi mancherà Andrea Zanzotto, che quando gli parlavo delle recensioni fatte da noti critici, come Elio Gioanola, sulle sue poesie, smontava tutto dicendo: “Ma quante se ne inventano? I critici scrivono di tutto tanto per scrivere!”

A proposito di questo, un giorno gli chiesi: “Prof. Zanzotto, molti parlano di “Matria”, riferito a Pieve di Soligo, il paesino in cui lei vive ed è nato…” E lui iniziò a parlarmi delle sue allergie e della sua asma e a raccontarmi che quando era piccolo, ai tempi della guerra, i suoi genitori preferirono stare in quel posto, ritenuto piu’ sicuro dalla guerra. La critica dice tante cose, ma in realtà, è normale che in quel periodo si stava il meno possibile in città. “Ho deciso di rimanere qui a Pieve di Soligo, anche perchè io soffro di asma e allergia, qui l’aria è più pulita rispetto a quella della citta”.

Mi mancherà Andrea Zanzotto, che quando gli chiedevo quali autori lo hanno influenzato da giovane, rispondeva in maniera molto semplice che “non giravano molti soldi in casa ai tempi della guerra, quindi leggeva un pò quello che capitava”.

Mi mancherà Andrea Zanzotto, che era sempre disponibile al telefono, perdeva tempo per parlare con una “terrona rompiballe” come me, lui che ha subito capito che il nome Padania era solo un imbroglio leghista, che una persona del nord aveva la stessa dignità di una persona del sud.

Mi mancherà Andrea Zanzotto, o meglio mancherà a tanti di noi il suo impegno civile, e morale, attraverso la sua poesia. Amavo i versi di Zanzotto, ma dopo averlo conosciuto come persona mi mancherà ancora di più. Ci sarà un “indignato in meno”.

Nel nostro tempo ci sono tanti pseudopoeti in giro, pieni di sè, che vogliono sfondare negli ambieti letterari, sicuri del loro talento.

Ecco, Andrea Zanzotto non era così: viveva in un piccolo paesino veneto, insegnava alle scuole medie inferiori, sposato con 2 figli (alla nascita del secondo figlio gli proposero un incarico all’Università di Padova, che rifiutò), non ha mai preso un aereo, aveva un accento marcatamente del suo posto, parlava volentieri, senza essere mai logorroico.

Uno stile che colpisce in un’epoca come la nostra, una persona speciale che non dimenticherò mai.

Oggi sto leggendo diversi articoli sulla morte di Andrea Zanzotto. Mi chiedo cosa sta pensando da lassù in cielo vedendo cosa scrivono di lui, della sua vita, del suo carattere, delle sue poesie. Lo immagino con la sua sciarpa e la sua coppola, con un sorriso tra il mite e l’ironico, che pensa: “Ma cosa stanno scrivendo su di me???”

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