Viaggio

Lacio drom! Buon Viaggio! E’ il titolo di una vecchissima canzone dei Litfiba.
Quante volte abbiamo desiderato sentircelo dire, oppure quante volte l’abbiamo detto noi ad altri.

Pensando a questa parola mi vengono in mette tutta una serie di riferimenti letterari come i viaggi di Gulliver,  il medico che fa naufragio nell’isola di Lilliput, dove tutto, a cominciare dagli abitanti, è grande la quindicesima parte della persona e degli oggetti. Oppure penso ad Ungaretti che nella sua raccolta di poesia “Allegria di Naufragi” scrive: ” E subito riprende/ il viaggio/come/ dopo un naufragio/ un superstite/ lupo di mare”.
Ma qual è l’etimologia della parola viaggio? La sua derivazione proviene dal latino “viaticum”, che è il denaro che ciascuno portava con sè in viaggio. Da “viaticum” si passò a “viatge”, un vocabolo provenzale, che è la lingua parlata nella Francia meridionale nel periodo medievale.

Viaggi non solo materiali, ma anche dentro di noi. Come anche un pò ha fatto Dante nel suo iter mentis in Deum, viaggio della mente verso Dio. La crescita di ogni uomo ad esempio è un viaggio. E questo l’ha capito anche il poeta del ‘900 Elio Pagliarani, che scrive una poesia intitolata “Viaggio n.2” incentrata proprio su questo tema.

L’uomo ha sempre desiderato viaggiare, rompendo i vincoli e le barriere del tempo, che lo limitano. L’epoca dei grandi viaggi è soprattutto il medioevo: per terra, per mare, per raggiungere un santuario in pellegrinaggio o per commerciare, tanti uomini decidevano di avventurarsi verso i luoghi più impensati. Come Marco Polo che scrive “Il Milione” dopo essersi recati in Cina.

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