Vino

[fblike]vinoAcqua, alcol etilico, acidi organici, polifenoli, sali minerali, anidride solforosa, glicerina, zuccheri e aldeidi: sono solo alcuni dei principali componenti del vino.

I greci antichi erano abbastanza originali nel berlo, infatti lo mescolavano con l’acqua in un vaso largo, chiamato “cratere”. Da questa mescolanza, che chiamavano “κρασίs”, deriva oggi il termine “κρασί” che vuol dire in greco “vino”.
Il momento in cui si beveva il vino era di grande importanza sociale, infatti uno dei luoghi in cui si sviluppò la lirica greca fu proprio il banchetto, dove spesso i bevitori, tra un bicchiere e l’altro, si divertivano a metter su versi. Pensiamo, ad esempio, ad Alceo che ha scritto: “Beviamo: perché aspettiamo le lucerne? Un dito è il giorno: tira giù, fanciullo, le grandi coppe variopinte!”.

Nel cristianesimo è molto interessante la simbologia che ha il vino. Aprendo la Bibbia, in particolare Vangelo, troviamo l’episodio delle “Nozze di Cana”, durante il quale Gesù Cristo compie il suo primo miracolo trasformando l’acqua in vino. Secondo il linguaggio biblico il vino equivale all’amore, e quindi col suo miracolo Cristo intende mettere amore dove ormai tutto è acqua, intende riempire con il vino dell’amore le giare della nostra esistenza.

Ma facciamo un bel salto nel tempo in avanti, fino ad arrivare alla Francia di fine ‘800.In un vecchio post avevo riportato il testo Ubriacatevi di Baudelaire. Stavolta invece parliamo di un altro poeta francese, Paul Valéry e la sua poesia “Il vino perduto”, contenuta nella raccolta “Gli incanti”.

In questo testo il poeta, spinto da un misterioso impulso, ha versato alcune gocce di vino prezioso nell’oceano: un gesto in apparenza senza senso, un’offerta al Nulla.
Eppure quel vino non si è perduto dell’oceano: qualcosa del suo colore è passato alle acque marine e le onde sono diventate ebbre. L’immensità è come sconvolta e il poeta vede uscirne grandiose figure.
Le gocce di vino versate nell’oceano sono assimilabili alle fatiche degli artisti: il loro impegno e il loro lavoro può sembrare inutile, votato al nulla, ma in realtà serve a produrre risultati sconvolgenti, suscitando energie sconosciute e dando vita ad effetti inimmaginabili.

Ma ecco la poesia di Paul Valéry:

“Nell’Oceano, una volta (ma ormai
non so più sotto quale cielo),
come offerta al nulla gettai
qualche goccia d’un vino raro….

Chi ti volle perduto, oh liquore?
Obbedii forse all’indovino?

Forse al cruccio del mio cuore,
pensando al sangue, versando il vino,
la sua trasparenza usata
riprese il mare come innanzi chiaro
dopo una venatura rosata

Perso quel vino, ebbre le onde
vidi slanciarsi nell’aere amaro
le immagini più profonde…”

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